1 1 1 1 "Do Ut Des": mostra personale di Omar Hassan alla Chiesetta della Misericordia Venendo dal latino a significare che qualcosa è dato in modo da ricevere qualcosa in cambio, la mostra Do Ut Des esplora questo concetto, investigando nel dialogo tra pittura e scultura, così come la relazione tra opera e spettatore.

Allestita nell’antica Chiesetta della Misericordia questa attesissima mostra personale di Omar Hassan sarà visitabile durante il periodo della 57 ° Biennale di Venezia. Do Ut Des è organizzata dalla Fondazione Alberto Peruzzo, in collaborazione con la galleria ContiniArtUK.

Nato a Milano nel 1987 da padre egiziano e madre italiana, Omar Hassan è stato introdotto alla scena artistica underground di Milano in giovane età. L’interesse iniziale di Hassan per la street art si è presto trasformato in una passione per un vasto panorama artistico, che lo porta a frequentare con successo l’Accademia di Belle Arti di Brera. Spesso utilizzando la sua esperienza personale per plasmare il suo metodo artistico, Hassan ha sviluppato negli ultimi anni diverse serie di opere, tutte diverse tra loro ma con sempre il suo tratto distintivo. Do Ut Des, pur mantenendo un iconico approccio stilistico dell’artista, vedrà un allontanamento dall’esperienza personale verso una mostra che opera su un livello molto più fondamentale, mettendo in discussione le stesse funzioni del suo lavoro all’interno della prestigiosa cornice di una chiesa medievale veneziana.

Entrando nella Chiesetta della Misericordia lo spettatore sarà confrontato da una serie di opere di grandi dimensioni tra pittura e scultura, spesso combinando le due tecniche. Un chiaro apprezzamento per i mondi disparati del Classicismo e del contemporaneo è visibile con antiche statue greche che sono state dipinte con la vernice spray colorata, una delle tecniche più utilizzate da Hassan. Sull’altare centrale risiede una copia in gesso della Nike di Samotracia, meticolosamente ricoperta di vernice spray. Con una tecnica che l’artista ha già adottato in passato, qui Hassan utilizza un ampio spettro di colori. Direttamente dietro la scultura vi è un quadro che è stato dipinto con la stessa tecnica, raggiungendo un effetto ottico per cui la scultura viene immersa nel quadro, distinguibile allo spettatore solo spostandosi fisicamente intorno all’installazione. Questo lavoro crea un’olistica combinazione tra la scultura classica e la pittura, per cui le due opere si trasformano in una.

Ulteriore apprezzamento della scultura classica greca è evidente in tutta la mostra, con due iconiche Venere di Milo posizionate nelle grandi nicchie dietro l’altare. Entrambe sono state identicamente dipinte a partire dalla fronte con spruzzi di vernice, lasciando al caso la decisione finale sulla direzione delle colate di colore. In questo dittico Hassan indaga l’idea della ripetizione imperfetta, per cui dallo stesso gesto scaturiscono due risultati diversi.

Un’altra opera vede la Venere di Cirene e la Venere di Siracusa guardarsi l’un l’altra attraverso la chiesa, imitando il modo in cui le statue originali idealmente si guardano attraverso il Mediterraneo, da Siracusa a Tripoli.

Queste sculture sono nuovamente forse il passo finale dell’interazione tra pittura e scultura, essendo entrambe posizionate entro tradizionali cornici di ispirazioni neoclassiche. Dove ci si aspetterebbe di trovare una tela tesa, invece Hassan ha posto le figure, metà dentro e metà fuori, come se fossero in uno stato di transizione, lasciando allo spettatore la decisione se le sculture stiano uscendo o entrando nel dipinto. Rimanendo fedele alle sue radici nella pittura Hassan ha presentato due dipinti “Injections” su larga scala, uno nero l’altro bianco, che sono al tempo stesso minimali e potenti nella loro esecuzione. È la forza del gesto pittorico di sintesi che dà loro tale autorità; una semplicità che risuona all’interno della sua cornice di chiesa, evocativa del simbolo più potente nel cristianesimo, la croce. Due ulteriori dipinti della celebre serie Breaking Through si possono trovare a entrambi i lati dell’ingresso. Hassan boxa con la tela fino a quando l’opera è finita, un campo energetico di colore esplosivo. Qui, ancora una volta, il mondo fisico si scontra con scontra e incontra con il mondo a due dimensioni della pittura.

Hassan ha esaminato le diverse entità del Classicismo e dell’arte contemporanea, fondendole per creare opere che dialogano all’interno dell’ambiente della Chiesetta della Misericordia. In origine un luogo di culto religioso, la chiesa stessa ora diventa un tempio per l’arte, ogni tipo di arte. Il titolo Do Ut Des può essere pienamente compreso nell’atto finale dell’artista: il fonte battesimale all’ingresso della Chiesa non è più pieno di acqua santa, ma ora contiene centinaia di tappi di bombolette spray utilizzate. Gli stessi strumenti con cui l’artista lavora diventano un lavoro a sé stante. Lo spettatore è invitato a prenderne uno via con loro, un piccolo pezzo della mostra che può essere conservato, e l’idea di dare e ricevere è completa.

L'artista è rappresentato dalla Galleria Contini Art UK

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