1 1 1 1 Inedito di Vivaldi scoperto dalla Fondazione Giorgio Cini La scoperta è stata, diciamo così, casuale. E' bastato dare un'occhiata agli archivi digitali della Biblioteca nazionale di Dresda e ben presto la "sorpresa" si è materializzata. L'occhio attento di uno studioso inglese come Michael Talbot ha fatto il resto. Ed è venuto fuori lo spartito. Una piccola cosa, ma di grande rilevanza. Rubricata come opera di Baldassarre Galuppi, Talbot è andato un pò più a fondo e ha svelato l'arcano: quel "Laetatus Sum" per archi e coro non era del famoso Buranello, bensì di Antonio Vivaldi. 

Una riscoperta importante per il cuore dell'opera del compositore finita nel faldone Galuppi nella Biblioteca tedesca in seguito ai sotterfugi di un veneziano Iseppo Baldan che, a quel tempo, si liberò del brano del "Prete rosso" come fosse quello di Galuppi.

Ora quel "Laetatus Sum" sarà riproposto il 5 maggio prossimo, alla Chiesa della Pietà in Venezia, dove Vivaldi lavorò e fu protagonista. "Siamo veramente orgogliosi di questo risultato", ha sottolineato la presidente dell'Istituto della Pietà Maria Laura Faccini, "E siamo onorati che si tratti di una prima mondiale". A dirigere questo brano il maestro Francesco Fanna che, giovedì 20 aprile, in occasione della presentazione degli Archivi Digitali della Fondazione Cini a San Giorgio, ha rivelato il retroscena della scoperta dopo che Dresda aveva messo in rete tutti i suoi cataloghi. Ed è stato questo il punto di partenza per raccontare un grande progetto di digitalizzazione partito ormai dal 2014 che sta coinvolgendo la Fondazione veneziana in base a una piattaforma "open source" che ha consentito di "scannerizzare" finora 376mila documenti (di cui 60mila già consultabili online al sito http://archivi.cini.it/cini-web/) ma che punta ad informatizzare un patrimonio di 5 milioni di documenti distribuiti in 90 fondi letterari, epistolari, oltre a documenti, fotografie e libri. Insomma, una banca dati straordinaria da oggi progressivamente fruibile a studiosi, ricercatori, appassionati e curiosi. E proprio questi nuovi archivi digitali hanno permesso di rendere immediatamente utilizzabili moltissime fotografie d'epoca, interi carteggi come quelli, ad esempio, di Nino Rota, del gallerista Carlo Cardazzo, dell'attrice Eleonora Duse solo per citarne alcuni, con lettere riservate, giudizi, spartiti, documenti personali. Insomma, una grandissima galassia di informazioni alla quale partecipano e sono coinvolti tutti gli istituti di settore della Fondazione Cini (Teatro e Melodramma, Società e Stato veneziano, Musica, Storia dell'Arte e l'Archivio Vianello sul vetro, oltre all'Istituto Vivaldi).

Un'operazione resa possibile anche grazie all'adesione al Progetto Replica in collaborazione con il Politecnico di Losanna in Svizzera che, con un sofisticato scanner a 360 gradi, è in grado di fotografare ogni tipo di materiale. In quest'ambito è scattato, infine, anche il progetto di catalogazione e digitalizzazione dei materiali della Fototeca dell'Istituto di Storia dell'Arte che, con un milione di immagini, è uno dei principali punti di riferimento per la ricerca a livello nazionale e internazionale.
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