1 1 1 1 "Serenissime trame" del '500 alla Ca' d'Oro Qadri come tappeti, tappeti come quadri. Oggetto domestico o necessario strumento di preghiera, il tappeto aveva già incantato Marco Polo, che ne raccontava la grande bellezza. Durante il Rinascimento arrivarono in Europa, e in primis a Venezia, dall'Oriente questi preziosi manufatti dai colori vividi e dalle trame ricercate, decorati con motivi geometrici e arabeschi o con disegni ispirati alla natura. Apprezzato oggetto d'arredo nelle case più blasonate, il tappeto divenne irrinunciabile protagonista di opere pittoriche entrando nelle tele dei Maestri come Filippo Lippi, il Ghirlandaio, Vittore Carpaccio, Hans Holbein, Lotto o Tintoretto. A tal punto che il nome di alcuni pittori si utilizza tutt'ora per identificare determinate tipologie di tappeti, come per gli anatolici "Tintoretto", "Holbein", "Lotto".

E' una delle storie che rivela la mostra "Serenissime Trame". Tappeti dalla Collezione Zaleski e dipinti del Rinascimento" fino al 23 luglio alla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro di Venezia, che presenta 26 tappeti dal vicino Oriente scelti dalla vasta collezione Zaleski, tra le più importanti al mondo. A cura di Claudia Cremonini, Moshe Tabibnia e Giovanni Valagussa, prodotta dal Polo Museale del Veneto e dalla Fondazione Tassara di Brescia, la rassegna accosta ai tessili quattro-cinquecenteschi, sei dipinti di autori rinascimentali che inseriscono i pregiati manufatti all'interno di rappresentazione sacre e profane. Nel "Ritratto di gentiluomo" (1550, Firenze, Gallerie degli Uffizi) di Francesco Beccaruzzi, il tappeto in primo piano presenta bene alla vista il motivo ottagonale centrale della decorazione, permettendo di riconoscerlo come un "Holbein" a grandi disegni come quello della collezione Zaleski esposto poco distante.

Nell'affresco strappato e trasposto su tela di Vincenzo Foppa non a caso noto come "Madonna del Tappeto" (1485, Milano, Pinacoteca di Brera) torreggia sul davanzale un maestoso tappeto a fondo rosso, mentra nella grottesca "Allegoria di Ercole" (1540, Firenze, Gallerie degli Uffizi) di Dosso Dossi, il tappeto anatolico è forse inserito come elemento esotico. 
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